17/01/2018 - MARTE
Cara Marziana, è a tuo parere sufficiente una probabilità dell'83% per poter rischiare un centrocampista. Domanda interessante, vero? Ne parleremo. Ma oggi voglio raccontarti una storia. È iniziato tutto quando ho visto un riccio di mare, ma non a mare, ero in lavanderia. Non sapevo cosa quel riccio volesse da me, né cosa io volessi da lui, ma lo amavo quasi quanto il piccione che avevo appena conosciuto. Era, però, mia intenzione non far ingelosire in maniera eccessivamente grave il mio compagno piccione, avrebbe potuto farmi del male e avrei fatto lo stesso a lui se l'avesse scoperto; non volevo. Così incominciai a vedere il riccio di mare durante gli orari di lavoro notturni di Jerry, il piccione. Jerry lavorava incessantemente e la sua paga consisteva in 42 dollari Zimbabwani per defecazione, una miseria. Jerry lavorava tutte le notti, per tutta la notte, era lui che mi manteneva, era a lui che dovevo ogni agio della mia vita e gli ero grato per questo, ma onestamente me ne fottevo e ogni notte tornavo in lavanderia dal mio riccio di mare. La cosa andò avanti per mesi o forse solo qualche ora, ma andò avanti finché a saperlo eravamo io, il riccio di mare e la mia lavatrice del Wisconsin. Ma le cose cambiarono quando lo venne a sapere Il Duomo, un supereroe estremamente social dai poteri ad oggi sconosciuti. Non sapevo se avrebbe raccontato tutto a Jerry, ma non potevo rischiare che lo facesse. Così lo incontrai in segreto e studiai con lui un piano per uccidere il riccio di mare. Ci vollero dei giorni, ma alla fine il nostro piano fu completo, era perfetto, elegante, slanciato e dal suono celestiale. Lo suonammo insieme per tre notti, furono le tre notti più magiche della mia vita, ma non uccisero il riccio di mare come avrei pensato, così deluso dall'arma appena costruita fui costretto a uccidere Il Duomo, affinché solo io potessi suonare quel fantastico piano. Uccidere Il Duomo fu impresa estremamente semplice, non aveva alcun potere se non quello di lamentarsi insistendo sul fatto di non ritenere giusto il dover morire per una faccenda che non lo riguardava. E forse in fondo aveva anche ragione, ma quella settimana non avevo ancora ucciso nessuno, non potevo stare con le mani in mano. Così, sudato e preoccupato tornai a casa in fretta e furia, portai con me il pianoforte, era straordinariamente leggero, un'opera d'arte della musica e dell'ingegneria, un capolavoro. Andai immediatamente in lavanderia dal riccio di mare e senza dargli il tempo di darmi il benvenuto che meritavo lo gettai in lavatrice e, versato il detersivo, feci partire il lavaggio a 90°C. Jerry tornò in casa al mattino preso, torno unto dei suoi stessi escrementi, era bellissimo. Ma subito si fece curioso quando vide il pianoforte e mi chiese immediatamente da dove venisse. La sua curiosità era simpatica e innocente, ma non potevo sopportare che volesse togliere quelle piume da lavoro ancora sudice e unte e mi adirai quando lo vidi dirigersi verso la lavanderia. Così lo anticipai e corsi immediatamente verso la lavatrice, trovai il cadavere del riccio di mare, lo gettai nel cesso e tirai l'acqua, andò giù, non passarono un paio di secondi che Jerry entro in lavanderia, ma entrò tardi, era tutto finito. Copertina realizzata da Elena Baldi Pensavo fosse tutto finito, quando improvvisamente afferrai uno spazzolino da denti e trafissi Jerry al collo; lui si gettò nella vasca, sanguinante, e dopo aver tentato il volo per un paio di volte si accasciò a terra, bagnato e maleodorante. Fu orribile, ma dovevo farlo, non volevo che scoprisse tutto, non volevo che vedesse i fori. Mi accorsi solo dopo che i fori nella lavatrice c'erano già e che non c'entravano affatto con il lavaggio del riccio di mare, che invece non un solo graffio aveva apportato al mio elettrodomestico del Wisconsin. Da quel giorno mi accorsi di non essere più semplicemente io, era nato un supereroe, io ero Il Duomo e avevo dei poteri incredibili.
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